Memoriale di una quarantena pop

Cosa ci ha lasciato il periodo di quarantena?

In quei due mesi ho provato a rispondere a questa domanda, che mi ponevo però al futuro. Un futuro che appariva sconvolto, e così incerto; per tutti, non più solo per me.

Ecco, il Coronavirus ci ha costretti a sentirci finalmente un po’ tutti più “collegati” fra di noi, come prima cosa. Poi ci ha insegnato che niente è mai davvero scontato, nemmeno ciò che lo sembra.

coronavirus

Abbiamo perso in un attimo quasi tutto ciò che per noi rappresentava la normalità e abbiamo dovuto adattarci e crearci all’improvviso una nuova routine.

Mentre cominciavamo a realizzare che “là fuori” c’era un “mostro” pronto a ghermirci e a portarci tra la vita e la morte senza distinzioni di sorta, il mondo che abbiamo creato diventava un innaturale deserto.

Trinità dei Monti
Trinità dei Monti deserta

Ci siamo sentiti privati di una primavera che ci è sembrata anche più rigogliosa, e della maniera per noi più naturale e sacra di celebrarla, con la Pasqua e tutti i suoi rituali, religiosi e civili, che hanno sempre visto grande assembramento e partecipazione di popolo.

Gli incontri e le manifestazioni d’affetto con cui siamo nati e cresciuti sono diventate proibite. L’amore era proibito, se non fra conviventi. Si è smesso di passeggiare e prendere aperitivi in compagnia ma anche di lavorare e di andare a scuola.

Uno scenario al limite del distopico in cui però abbiamo anche visto prendere forma a un’ondata di sentimento di coesione sociale e solidarietà che ha visto realizzarsi alcune cose considerate utopiche. Al centro di tutto: la sofferenza, la morte, la fragilità umana e la resilienza, l’abnegazione di chi lotta per salvare altri e a volte soccombe.

Due mesi di proprio tanta, tanta roba che non era possibile, per una scrittrice che si era vista mandare all’aria dal lockdown la presentazione ufficiale del suo secondo libro, non pensare di rifarsi sullo stesso scrivendone un terzo.

Così, alla mia maniera, ho provato a seguire il filo di tutte queste riflessioni ed è arrivato, inatteso e travolgente per me medesima, “Memoriale di una quarantena pop”.

Perché POP ?

Immagino sarà la domanda che mi sentirò fare più frequentemente a proposito del titolo di questo libro. Beh, visto che non si può semplicemente rispondere “perché suona benissimo”, anche se in effetti lo fa, proverò a dare una risposta seria.

Ho cominciato a pensare a un titolo non prima di aver scritto il quinto capitolo, ne ho vagliati un paio che però non riuscivano a convincermi del tutto, mentre quando questo “pop” è entrato prepotentemente nella mia mente ci ho combattuto a lungo perché, potenzialmente, temevo potesse sminuire la serietà del racconto, ma senza più riuscire a mandarlo via.

Siamo abituati a pensare al “pop” come a un qualcosa di allegro e spensierato che ha a che fare con le canzoni e, visto così, sembra fuori luogo in una discussione a proposito di pandemia e quarantena.

In realtà basta ridare a “pop” il suo significato originario di “popolare” e tutto va a posto, prende senso, l’unico senso che potevo dare a questa mia panoramica sui due mesi di lockdown che abbiamo vissuto in cui anche lo sgomento, la preoccupazione, la paura, il dolore sono assolutamente “pop” e lo sono state certamente anche le reazioni della gente all’ improvviso sconvolgimento delle abitudini di vita.

Nella mia “quarantena pop” chiunque potrà ritrovare un pezzetto di sé e del proprio vissuto, come forse non accadrebbe con l’opera di uno scienziato, di un politico, di un economista, di un nome famoso del giornalismo per cui oggi “pop” più che “popolare” significherebbe “populista” e servirebbe solamente a istigare gli istinti peggiori, celando il disprezzo implicito verso gli stessi con la mera giustificazione di avere il potere di indirizzarli, scaricandoli verso parti avverse.

Ecco, no, non è questo il mio “pop”, meglio precisarlo subito. Io credo profondamente che ognuno abbia il segreto desiderio di sentirsi migliore e che questa pandemia lo abbia portato allo scoperto rendendolo più “pop” che mai.

Credo che questa sia la direzione in cui tutti fondamentalmente vorremmo andare e come abbiamo provato a farlo è ciò che più mi è piaciuto indagare in questo viaggio nell’obbligo di star fermi, del resto costellato anche di osservazioni e di riferimenti a personaggi ed avvenimenti “pop”.

Il mio sguardo sul mondo è “pop”. Io sono “pop”. E pertanto, vi auguro buona lettura. Mi trovate su Amazon.

Carmen Ieracitano


L’autrice:

CARMEN IERACITANO

Un passato come corrispondente di cronaca e spettacolo, è alla sua terza prova come scrittrice dopo Il cielo fra le dita del 2008 e la recente pubblicazione dell’opera di ricerca biografica Nei suoi giorni – vita e opere di Raffaele Romano Giovinazzo del 2019, omaggio a un poeta mentore.


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