Osteopatia vs fisioterapia

Da tempo si discute anche a livello legislativo delle competenze del fisioterapista e dell’osteopata. Attualmente c’è ancora molta confusione sulle rispettive aree di intervento e pertanto proverò a fare un po’ di chiarezza.

Medici dell’antichità, come Ippocrate e Galeno, possono essere considerati i primi praticanti di fisioterapia in quanto praticavano il massaggio, le tecniche di terapia manuale e l’idroterapia già dal 480 a.C.

In Italia la fisioterapia è una professione sanitaria, riconosciuta nel 1994, quando ne è stato definito il profilo professionale e da circa 2 anni ha un albo, differentemente, dall’osteopatia che ha superato, ad oggi, una prima fase dell’iter legislativo per il riconoscimento della figura professionale in ambito sanitario. 

Secondo il decreto ministeriale del 1994

Il Fisioterapista è un professionista della Sanità in possesso del diploma di Laurea o titolo equipollente, che lavora sia in collaborazione con il Medico e le altre professioni sanitarie, sia autonomamente in rapporto con la persona assistita, valutando e trattando le disfunzioni presenti nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori e viscerali conseguenti ad eventi patologici, a varia eziologia, congenita o acquisita.

Per conseguire la laurea in fisioterapia è necessario frequentare il percorso di studi triennale presso l’Università pubblica.

Il fisioterapista può utilizzare nella sua pratica quotidiana la terapia manuale tramite tecniche validate, oppure la terapia fisica, tramite apparecchi elettromedicali che utilizzano campi magnetici, laser, ultrasuoni, corrente elettrica, e raggi infrarossi. 

I diversi trattamenti della fisioterapia

Chi di voi, care lettrici, non ha sentito parlare di Tecarterapia, di ultrasuoni, di magnetoterapia e di laserterapia? 

Il suo lavoro è spesso orientato alla cura della sintomatologia locale, principalmente a seguito di un intervento chirurgico come una protesi d’anca, oppure una ricostruzione dei legamenti crociati, agli esiti di un trauma come la distorsione di caviglia o la lussazione di spalla, focalizzando maggiormente i propri trattamenti sulle zone interessate dal dolore e con l’obiettivo di riabilitare l’area restituendo la functio laesa.

Il fisioterapista può anche lavorare con i  gruppi di educazione al movimento tramite la conduzione di lezioni di ginnastica posturale, ginnastica dolce e back school, in cui le persone, in un percorso guidato, apprendono teoricamente e soprattutto praticamente, un modo di muoversi più funzionale in un ambito preventivo e di cura. 

Negli ultimi anni si è sviluppata l’idrokinesiterapia che si è dimostrata un valido strumento riabilitativo adatto ad ogni tipo di patologia traumatica, sportiva, neurologica e neuromotoria; viene prescritta nella cura di varie patologie della colonna vertebrale, per problemi articolari e muscolari e per tutti gli stati post operatori: spalla, ginocchio, gomito, anca, caviglia.

Il fisioterapista può lavorare in autonomia o in equipe ospedaliera o ambulatoriale, quindi con o senza prescrizione medica, e in quanto figura riconosciuta dal servizio sanitario nazionale, può operare in regime di convenzione, sebbene oggi in modalità molto ristrette.

E’ una figura molto apprezzata in ambito sportivo, dove il suo intervento, anche in ambito preventivo, può ridurre i rischi di infortunio degli atleti, ottimizzare i tempi di recupero e quindi migliorare la performance.

L’osteopatia

L’osteopatia è un sistema di cura complementare alla medicina tradizionale, riconosciuta dall’OMS, basata su un approccio olistico che rispetta la relazione tra corpo, mente e spirito. 

Ricerca lo stato di salute della persona e non la malattia, andando a stimolare il ripristino della normale fisiologia del corpo, secondo uno dei principi filosofici coniati dal Dott. Andrew Taylor Still, fondatore della disciplina e della prima scuola di osteopatia nel 1892, con un evidente riferimento alla vis medicatrix naturae di Ippocrate, cioè alla capacità intrinseca di autoguarigione del corpo.

Attraverso una valutazione specifica l’osteopata individua la causa del problema che sta causando l’alterazione dello stato di salute, chiamata disfunzione somatica. La disfunzione può essere causata da eventi stressanti esterni o interni all’organismo che si manifestano sul sistema muscolo scheletrico con dolore o riduzione di mobilità, ma anche su tutti gli altri sistemi e tessuti del corpo.

La “disfunzione somatica”, di competenza esclusivamente osteopatica, è stata codificata nella decima edizione (ICD 10) dell’International Classification of Diseases, Injuries and Causes of Death dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS – WHO), al Settore XIII (Malattie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo) Codice M99 (Lesioni biomeccaniche non classificate altrove). 

L’osteopata può intervenire sulle persone di tutte le età, dal neonato all’anziano, alla donna in gravidanza, lavorando anche nell’ambito della prevenzione. Non prevede l’utilizzo di macchinari per i trattamenti, diversamente dalla fisioterapia. 

L’osteopata, tramite cinque modelli concettuali di valutazione del rapporto struttura/funzione, biomeccanico, metabolico-energetico, comportamentale-biopsicosociale, respiratorio-circolatorio, neurologico, agisce principalmente sulle capacità adattive individuali, cercando di diminuire e eliminare il sovraccarico dei sistemi autoregolatori, riducendo la “spesa energetica” e le compensazioni che il corpo del paziente è costretto ad utilizzare per non percepire il dolore. 

Per diventare osteopati bisogna conseguire il D.O., Diploma di Osteopatia, frequentando percorsi specifici in scuole private, secondo la formazione di partenza: un corso di 5 anni full time dopo il conseguimento del diploma di scuola media superiore; un corso di 6 anni con frequenza part time per chi è già in possesso di una laurea sanitaria oppure in biologia, farmacia, scienze motorie e medicina con integrazione degli esami non sostenuti in precedenza.

Non essendo ancora riconosciuta dal sistema sanitario nazionale, non gode di alcuna convenzione. In Italia, il processo di regolamentazione, che riguarda circa 12.000 professionisti, a due anni dalla legge 3, articolo 7 del 2018, conosciuta come legge Lorenzin, che ha istituito le nuove professioni sanitarie di osteopata e chiropratico, ancora non si è compiuto.

Meritano una menzione speciale i progetti realizzati in due ospedali italiani dove viene integrata l’attività osteopatica:  il Meyer di Firenze, primo ospedale pediatrico italiano ad ospitare un ambulatorio di osteopatia in regime di convenzione, dal novembre 2009 questa disciplina è utilizzata con successo in Neurochirurgia, poi in Neuroncologia e in Oncoematologia e  il Ne-o Project (Neonatology and Osteopaty), un progetto osteopatico che coinvolge più di 20 reparti di Neonatologia italiani, con lo scopo di studiare il ruolo dell’osteopatia in campo neonatologico, per migliorare la salute e la crescita del bambino, in particolare il pretermine, il Fatebenefratelli dell’ isola Tiberina di Roma, che da anni  stanno realizzando una ricerca multidisciplinare sul ruolo del nervo vago nelle aritmie e nelle fibrillazioni atriali e di come possa l’osteopatia e un appropriato stile di vita possano migliorare la sintomatologia.

Buona salute a tutti.
D.ssa Cristina Bernard – www.omyastudio.it


L’autrice: d.ssa Cristina Bernard

Quando cominciai gli studi in fisioterapia avevo già avuto mia figlia e varie esperienze lavorative, baby-sitter, segretaria di edizione, assistente alla regia, accompagnatrice turistica, assistente del direttore del museo del cinema muto.

Avevo, però, un sogno nel cassetto, probabilmente maturato da una mia esperienza personale (sono stata sottoposta a un intervento chirurgico all’età di 5 anni che mi ha causato dolori continui fino all’età di 14 anni), e rinforzato dall’essere diventata madre: curarmi degli altri affinchè possano vivere una vita migliore in assenza del dolore.

Diplomata in Fisioterapia, mi iscrissi al biennio di medicina tradizionale cinese dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma, avvicinandomi sempre di più a quella visione olistica dell’essere umano che tuttora contraddistingue la mia vita professionale. Ero entusiasta e colma di curiosità, finalmente potevo approcciarmi alla salute della persona in modo globale, andando oltre a una spalla, a una caviglia o a un mal di schiena e cominciavo un percorso che mi avrebbe portata ad iscrivermi alla scuola di osteopatia ICOMM di Roma. Attualmente sono iscritta al corso triennale di osteopatia biodinamica. 

Nella mia vita professionale ho sempre cercato di capire ciò che osservo, ciò che sento nelle mie mani e di entrare in contatto con qui processi fisiologici che sottendono alla salute. Il corpo ha le sue ragioni che esprime in ciò che chiamiamo “salute” e “malattia”.

Negli ultimi anni mi sono dedicata alla salute e al benessere femminile, promuovendo anche percorsi mirati sulla menopausa, sulla sessualità della donna e sul dolore pelvico, in collaborazione con altri specialisti, ginecologi, endocrinologi, psicologi, nutrizionisti e consulenti sessuali.

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